Nel nostro blog ospitiamo un interessante articolo di Leo Flumini sul tango. "Ai tempi quando Betta filava c’erano diversi tanghi con un titolo che sotto sotto aveva un significato che avrebbe scandalizzato la morale di quell’epoca e, forse, anche quella di oggi.
Menziono alcuni titoli e sono convinto che in loro vi arrivi il sapore di quella malizia che tanto distingue noi italiani. O forse avrei dovuto dire siciliani?
Del 1890, più o meno, è il tango di Pedro Quijano “!Que polvo con tanto viento!”. Polvo vuol dire polvere, quindi “Che polvere con tanto vento” si potrebbe tradurre il titolo in questione. “Hechar un polvo” significa però scopare e non nel senso di fare pulizie. Viento, ovvero vento in lunfardo significa invece denaro. Quindi, domanda da centomila euro: qual è il vero significato? … Bravi! Indovinato!
Da allora in poi vennero titoli come “Tres sin sacar”. Qui si tratta di una prestazione degna di encomio, alla quale noi siciliani siamo abituati; infatti il titolo si potrebbe tradurre semplicemente così: “Tre volte senza tirarla (o tirarlo) fuori”.
Un dettaglio da non tralasciare era naturalmente l’illustrazione sul frontespizio degli spartiti di questi tanghi, la quale era sì innocente ma, sotto, sotto …
Il frontespizio dello spartito del tango “Va Celina en la punta” è rappresentato da una giumenta che appunto si chiama Celina e si appresta a vincere una corsa di purosangue all’ippodromo. Celina, in spagnolo si pronuncia selina. Se leggiamo “Va Celina” senza prendere fiato arriviamo sia in spagnolo che in italiano alla stessa conclusione.
Un tango di Terés è intitolato “Tocamelá Carolina”; naturalmente il signore in questione, nell’illustrazione, sta chiedendo a Carolina che gli suoni (tocar in spagnolo significa sia suonare che toccare) la musica che a lui tanto piace. Cosa toccherà Carolina? Dipenderà dal modo di leggere il titolo.
A parte i giochi di parole e le illustrazioni c’è il dettaglio della pronuncia. Ernesto Zóboli nel 1905 fa conoscere al pubblico un tango intitolato “Hacele el rulo a la vieja”. Rulo significa ricciolo. “Fai il ricciolo alla vecchia” è l’innocente incoraggiamento che viene da questo tango. Qui però non importa il significato della parola “rulo”, bensì come si pronuncia, magari storpiandola.
E cosa dire di “Cara Sucia”, viso sporco? Si dice, e c’è da crederci, che il titolo originario era “Concha Sucia”. “Concha” vuol dire conghiglia, ma anche … quella cosa per la quale noi “masculi”, “masculini” e “masculazzi” andiamo tanto pazzi. L’autore di questo tango è il violinista Casimiro, conosciuto come “El Negro Casimiro”.
Fermiamoci ancora sul soggetto “Cara”, viso. Nel 1901 Manuel Campoamor fa conoscere al pubblico un tango famosissimo con il titolo di “La C….. de la L…”.
Gli uomini sapevano naturalmente che i punti sospensivi nascondevano “oncha” e “ora”. Questo tango diventò poi così famoso che gli imposero il titolo romantico di “La Cara de la Luna”.
Concludiamo questa bizzarra carrellata di titoli che meritano di essere ricordati con: “Tocámelo que me gusta”, di Mazzoni. “El fierrazo” di Macchi e “Dónde topa que no dentra?” di Gobbi. Topar si dice quando una cosa urta con altra.
Ah! Questi uomini! Ma questo non è il titolo di un tango. Avrebbe potuto esserlo."
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