domenica 25 novembre 2007

Susana Miller y Osvaldo Buglione

Susana Miller, prossima invitata di NeoTango, al Shusheta di S.Telmo(Buenos Aires)

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domenica 18 novembre 2007

Tango de salón

Il nostro amico Leo Flumini ci diletta ancora con suo post

Tango de salón“ o non „Tango de salón“? Questo è il problema.
Ve lo vedete a Sheakspeare con un video di tango in mano e il braccio teso che si pone il quesito? Credo di no, anche perchè la domanda in questione non è poi tanto importante come quella di „Essere o non essere“.
Pare comunque che per vivere bene, o per lo meno meglio, dobbiamo trovare una risposta anche a domande di secondaria importanza.

Vogliamo parlare di problemi? Il vero problema nel tango è di voler dare una definizione a tutto. Almeno questo è quello che io osservo da quasi venticinque anni. Quanti tipi di tanghi sono definiti? Ne ricordo alcuni: de salón, canyengue, orillero, milonguero, de el cientro, fantasia, show, figurato, electro tango, tango joven, tango nuevo, tango cool … ce ne sono ancora di definizioni ma mi arrendo. Ritorniamo al nostro “tango de salón”.

Pepito Avellaneda, morto alcuni anni fa, molto conosciuto anche in Europa per la milonga che ballava stile … beh lasciamo perdere, diceva sul tango de salón: se si vede un solo “ocho” non è più tango de salón.
A Teté (Rusconi), che io ammiro molto per il suo tango stile … lasciamo perdere anche qui, sentii dire che lui balla il “tango de salón”. Nel tango di Teté si vedono però “ochos” a bizzeffe e tante altre delizie, alcune delle quali irraggiungibili se non per i santi che stanno in paradiso.
Ma allora, qual è fra i due il “tango de salón”?
La mia opinione personale è che entrambe le definizioni sono giuste. La differenza, sempre secondo me, è che Pepito ha dato una definizione seguendo la storia dell’evoluzione del tango mentre Teté ha dato una definizione rivolta allo spazio dove ancora oggi la collettività lo balla: una sala, ovvero il “salón”.

Se la memoria delle tante cose lette su questo argomento non m’inganna, il “tango de salón” è il tango che fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento uscì dai sobborghi di Buenos Aires ed entrò nelle famiglie – sia operaie che dell’alta borghesia – però scrupolosamente ripulito da indecenze come “cortes” e “quebradas”.
Bisogna dopotutto considerare i tempi. Nei “patios” quando ci si riuniva si raccomandava di ballare senza “corte” e “quebrada” e nelle case dell’aristocrazia porteña, in occasione delle serate danzanti, il tango era ostacolato non solo dall’etichetta dell’epoca ma anche dal fatto che gli uomini vestivano il frac e le donne facevano sfoggio di elegantissimi e complicati abiti da sera.
Un “milonguero” mi raccontò che negli anni 40, quando lui frequentava le sale da ballo rionali, c’era una persona incaricata di osservare le coppie durante il ballo e guai se la mano dell’uomo dalla spalla della donna scivolava sui fianchi. Il cazziatone era garantito. Bisogna anche sapere che le ragazze, non sposate, andavano accompagnate dalle madri, le quali, è inutile dirlo, le marcavano strette. Le sposate invece andavano con il marito o non si sognavano di andare da sole.

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sabato 17 novembre 2007

Milongueando fev. 2007 - Maria Plazaola y Andres Laza Moreno

Maria Plazaola e El Bichy si esibiscono a El Beso in occasione del festival milonguero febbraio 2007: prima esibizione ufficiale di Maria a Buenos Aires dopo Gavito.

Provate a indovinare chi metteva la musica in quella serata?

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Buenos Aires febbraio 2007



Che emozione stare accanto a Alberto Podestá e poter abbracciare Coca in un tango!

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Tango Milonguero - Maria Plazaola y Eduardo El Nene Masci



Maria e El Nene: tango delizioso!

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Milonga del martedi alla Bonajuto

La milonga del martedi alla cappella bizantina Bonajuto è diventata una istituzione. Il tango argentino, così ricco di storia, non poteva trovare altro luogo per una milonga a Catania se non quello della Bonajuto.


L'atmosfera è accogliente e si respira un'aria di altri tempi.

Il popolo catanese può essere orgoglioso e solidale con Ennio e Tiziana di Neotango per la scelta di questo monumento storico per una milonga.

Tutti i martedi è lì che si balla in pieno centro storico:

via Bonajuto ang. via Vittorio Emanuele 97 Catania.

La musica è affidata a Ennio che musicalizza con tandas e cortinas con incursioni di rock, swing, salsa, merengue, samba, cumbia etc.







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venerdì 16 novembre 2007

La malizia nel tango

Nel nostro blog ospitiamo un interessante articolo di Leo Flumini sul tango.

"Ai tempi quando Betta filava c’erano diversi tanghi con un titolo che sotto sotto aveva un significato che avrebbe scandalizzato la morale di quell’epoca e, forse, anche quella di oggi.
Menziono alcuni titoli e sono convinto che in loro vi arrivi il sapore di quella malizia che tanto distingue noi italiani. O forse avrei dovuto dire siciliani?
Del 1890, più o meno, è il tango di Pedro Quijano “!Que polvo con tanto viento!”. Polvo vuol dire polvere, quindi “Che polvere con tanto vento” si potrebbe tradurre il titolo in questione. “Hechar un polvo” significa però scopare e non nel senso di fare pulizie. Viento, ovvero vento in lunfardo significa invece denaro. Quindi, domanda da centomila euro: qual è il vero significato? … Bravi! Indovinato!
Da allora in poi vennero titoli come “Tres sin sacar”. Qui si tratta di una prestazione degna di encomio, alla quale noi siciliani siamo abituati; infatti il titolo si potrebbe tradurre semplicemente così: “Tre volte senza tirarla (o tirarlo) fuori”.
Un dettaglio da non tralasciare era naturalmente l’illustrazione sul frontespizio degli spartiti di questi tanghi, la quale era sì innocente ma, sotto, sotto …
Il frontespizio dello spartito del tango “Va Celina en la punta” è rappresentato da una giumenta che appunto si chiama Celina e si appresta a vincere una corsa di purosangue all’ippodromo. Celina, in spagnolo si pronuncia selina. Se leggiamo “Va Celina” senza prendere fiato arriviamo sia in spagnolo che in italiano alla stessa conclusione.
Un tango di Terés è intitolato “Tocamelá Carolina”; naturalmente il signore in questione, nell’illustrazione, sta chiedendo a Carolina che gli suoni (tocar in spagnolo significa sia suonare che toccare) la musica che a lui tanto piace. Cosa toccherà Carolina? Dipenderà dal modo di leggere il titolo.
A parte i giochi di parole e le illustrazioni c’è il dettaglio della pronuncia. Ernesto Zóboli nel 1905 fa conoscere al pubblico un tango intitolato “Hacele el rulo a la vieja”. Rulo significa ricciolo. “Fai il ricciolo alla vecchia” è l’innocente incoraggiamento che viene da questo tango. Qui però non importa il significato della parola “rulo”, bensì come si pronuncia, magari storpiandola.
E cosa dire di “Cara Sucia”, viso sporco? Si dice, e c’è da crederci, che il titolo originario era “Concha Sucia”. “Concha” vuol dire conghiglia, ma anche … quella cosa per la quale noi “masculi”, “masculini” e “masculazzi” andiamo tanto pazzi. L’autore di questo tango è il violinista Casimiro, conosciuto come “El Negro Casimiro”.
Fermiamoci ancora sul soggetto “Cara”, viso. Nel 1901 Manuel Campoamor fa conoscere al pubblico un tango famosissimo con il titolo di “La C….. de la L…”.
Gli uomini sapevano naturalmente che i punti sospensivi nascondevano “oncha” e “ora”. Questo tango diventò poi così famoso che gli imposero il titolo romantico di “La Cara de la Luna”.
Concludiamo questa bizzarra carrellata di titoli che meritano di essere ricordati con: “Tocámelo que me gusta”, di Mazzoni. “El fierrazo” di Macchi e “Dónde topa que no dentra?” di Gobbi. Topar si dice quando una cosa urta con altra.
Ah! Questi uomini! Ma questo non è il titolo di un tango. Avrebbe potuto esserlo."

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